[001] Esercizi

Ora che il circolo dell’ombra si è ristretto
e già rimpallano contuse le gazzarre
delle rondini a picco in mille saliscendi
contro le mura di uno sferisterio astruso
— come in un sogno lucido — fattosi
pietra da tardiva agnizione di un ricordo
incerto, ora che il lume liquido e crudo
scoperchia imperioso le falde del cielo, potrò
al mondo nascondere che sono ancora solo?

Se un torrente di luce affoga e circuisce
coi suoi flutti di latte il buio dell’inverno
dove tutte le sofferenze erano uguali,
dov’era facile tuffarsi a piombo nella notte
quale senso di me sopravvivrà dissolto,
labile, diluito in albe smisurate?

Quale senso avrà avuto il mio combattimento
per le contrade rotte e i borghi anconitani,
corpo a corpo con l’angelo nella radura
di stoppie oltre le ortiche, mentre a poco a poco
avanzi inesorabile il limite dell’equinozio?

Io non sono più quello e di me grandi parti
già più non mi appartengono, se quel fardello
gravoso che mi accascia di trofei rovesci,
amare amenità che angustiano le notti
frana e si perde e cade come cosa morta.

Che fine avranno fatto i santi in quelle valli:
sant’Ansovino, san Venanzio, san Catervo,
san Giuliano ospitaliere, sant’Esuperanzio
con quei nomi bizzarri e i volti sconosciuti,
quando ho creduto che una litania potesse
ardente e sottaciuta in sé delineare
di arzigogoli curvi fra svolazzi d’oro
tutto un itinerario che infrangesse il vuoto?

Quando, però, per caso a Cingoli gli strali
trafiggeranno ardenti di un sole novello
il mio sguardo scosceso ormai giù dal Balcone
delle Marche — può darsi —, allora capirò
che un miracolo inverso a quello della notte,
in cui dalla collina tutta Ascoli Piceno
in un tripudio di lampeggi catturata
tutta mi apparve scorrere ai miei piedi
per sempre immortalata in una foto,
potrà sempre accadere: avrò compreso allora
che può essere perso tutto, tutto escreto,
nel vano amplesso di un rimpianto tardo,
nascosto e pudibondo come una latrina
e, infine, scaricato potrà scomparire
senza lasciare segno, quando si rincasa,
se non una perturbazione della forza,
uno schizzo scarlatto in un tramonto arancio
dietro le alberature dei bragozzi al mare
per contrappasso soltanto immaginato.

Tornerò dal mio viaggio, forse, liberato:
primavera, così, per me pure sarà.