[002] Dissonetti

II

a A.T.

Principe moro, cui largito ho il meglio
ed il peggio di me in un solo dono,
laconico mi fingo un tuo perdono.
Sottile la tortura di un risveglio

mai voluto o pensato, ma che prono
col raggio mi ha trafitto del suo speglio,
mi rivuole per sé. Se ancora veglio
nel grembo della notte, è per il tono

perentorio e svagato del ricordo.
Non procede un’essenza da un sussulto
irrito e momentaneo – lo sai.

Eri l’Altro e me stesso. A volte mordo
il cuscino del dubbio e dopo esulto :
dell’alba ai primi passi sparirai.

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